
La villa di delizie Monte, nella zona Pittamiglio, in una foto d'epoca
Il caldo soffocante delle ultime settimane suscita il desiderio di vacanze in località di villeggiatura dove trovare un po’ di fresco.
In passato, quando non esistevano ancora i moderni mezzi di trasporto che consentono grandi spostamenti in poche ore, i cheraschesi più ricchi erano soliti trascorrere i mesi estivi nelle cosiddette “ville di delizie”.
Realizzate quasi tutte nella zona oltre il Tanaro, sulle colline che si affacciano sulla sponda destra del Tanaro e costituiscono il primo avamposto delle Langhe, si diffusero soprattutto dalla metà del XVIII secolo. Lo storico cheraschese Francesco Damillano, nei suoi Annali, scritti verso la fine del Settecento, spiega che «da anni 50 in qua vi sono aumentate le ville di delizia dai cittadini di Cherasco a godere ivi della temperata salubrità dell’aria».
Il canonico Damillano passa poi a descrivere una numerosa serie di ville di delizie fatte costruire dalle famiglie nobili cheraschesi, ma anche dai ricchi borghesi e da ordini religiosi e dai parroci della città.
Ma cosa sono precisamente le ville di delizie?
Si tratta di un genere architettonico particolarmente diffuso in Italia fra la nobiltà a partire dal XVI secolo. Erano residenze poste fuori dalla città, in cui i nobili si ritiravano nei periodi di villeggiatura. Nel caso cheraschese si trovavano a pochi chilometri, poste in collina, dove soprattutto d’estate si poteva godere di aria più fresca.
Le signore di nobili famiglie potevano anche dilettarsi nel giardinaggio o, con l’aiuto dei contadini, nella coltivazione di ortaggi. Per i giovani scapoli o per i mariti infedeli le ville di delizie erano anche utili per incontri amorosi, in modo discreto, con signore o signorine di buona famiglia.
Edifici signorili dotati di cappelle, campane e orologi
La stessa famiglia di Francesco Damillano, sacerdote figlio di un notaio, possedeva una villa di delizia in regione Pittamiglio (all’incrocio dell’attuale via Pittamiglio con la comunale che conduce verso frazione Brandini di La Morra), che lui ci descrive dotata anche di cappella privata e su cui «sta elevata una campana tanto opportuna nelle abitazioni di campagna».
Nella stessa zona esisteva anche la villa della famiglia Ratti, annessa alla cascina Monte (così chiamata perché fino al periodo napoleonico era di proprietà del Monte di Pietà di Cherasco), dotata di un oratorio pubblico «con sua tribuna sovra la porta, a cui sono convocati i divoti a suono di campana».
Sempre in zona Pittamiglio si trovava la dimora estiva della famiglia del conte Luigi Aurelio di Torricella, chiamata la Brizia sottana, un edifizio a tre piani sul quale era presente un orologio «col suo battente elevato sulla fabrica a modo di campanile».
In quella che allora era chiamata la regione di Monte Cossanico (sulla destra dell’attuale strada per San Bartolomeo, dopo il bivio per Meane) si trovava la villa di delizia del conte Icheri di San Gregorio, anch’essa dotata dell’immancabile cappella privata.

La villa di delizie chiamata Paradiso, al confine con il territorio di La Morra
Sempre sulla destra della strada che sale a San Bartolomeo (dopo la Borgata Bernocchi e prima di arrivare al bivio per Sant’Antonio) si trovava la villa di delizia della famiglia del conte Boggetti di Lachelle, che ci ricorda lo storico Damillano «ha la particolarità di esser stata la prima sulla collina a denominarsi per una delizia».
All’estremità sud della frazione San Bartolomeo nell’Ottocento anche il conte Filiberto Galateri di Genola si fece costruire una dimora estiva (poi casa Torrengo), nel cui giardino nel 1881 venne anche scoperta un’epigrafe di età romana.
Tra le numerose proprietà della famiglia Galateri, figurava anche un’altra villa di delizie, posta a poca distanza dall’abitato di Cherasco, all’inizio di via Isorella e che sulle mappe catastali conserva ancora la denominazione “villa Galateri”. Se si osserva l’edificio dalla strada Fondovalle Tanaro, si può notare il timpano che sovrasta la facciata.
Nella zona di Meane invece si trovava la villa del conte Tomaso Amico di Meane, dotata di un ampio giardino, nell’estremità sud della frazione cheraschese, oggi ancora riconoscibile per il piccolo campanile. Nelle vicinanze di questa esisteva l’edificio del conte Ferrero di Ponziglione e Borgo d’Ales, anche questo dotato di oratorio pubblico.
Anche gli ecclesiastici amavano la villeggiatura
Non erano però soltanto i ricchi borghesi e i nobili ad amare la villeggiatura estiva. Anche gli ecclesiastici disponevano di “case vacanze” sulla collina. I Padri Agostiniani (che in Cherasco occupavano il grande convento annesso alla Madonna del Popolo, poi passato ai Padri Somaschi) avevano fatto costruire un edificio posto sopra frazione Meane. Un fabbricato con le camere per i frati e un ampio salone (“la galleria”) posto sul lato ovest, da cui si gode di una magnifica vista su Cherasco e l’arco delle Alpi. Dotata di cappella, campana e orologio, vantava anche la più grande cantina della collina cheraschese. La casa appartenne poi alla famiglia Staglieno.

La casa di villeggiatura appartenuta ai Padri Agostiniani e poi alla famiglia Staglieno
Anche l’arciprete della parrocchia di San Martino in Cherasco aveva la sua villa di delizia (nella zona che noi oggi chiamiamo San Michele), fabbricata sui ruderi dell’antica chiesa di San Martino, edificio preesistente alla fondazione di Cherasco.

L'edificio degli Agostiniani nel catasto Maffei di fine Settecento.
Sulla medesima collina, ma quasi al confine con La Morra e vicino al corso del Tanaro, spicca la villa di delizia chiamata Il Paradiso, a fine Settecento appartenente al ricco borghese Maurizio Chiora, vicesindaco nel periodo Napoleonico; un edifico di cospicue dimensioni in merito al quale il Damillano spiega che «la denominazione della Cassina del Paradiso, a mottivo che nella fabrica vecchia erano varie camere dipinte, però di pitura comune, che si eseguiva da madama Petiti, padrona [precedente] della cassina, per suo trattenimento».
Infine anche il barone Paolo Defanti Freglia disponeva di una villa di delizie in frazione Vergne (oggi nel territorio di Narzole, ma al tempo parte del Comune di Cherasco). Ancora oggi l’edificio si chiama Cascina Barone.
Attualmente la maggior parte delle ville di delizie esiste ancora, anche se gli antichi fabbricati per la villeggiatura spesso sono stati trasformati sotto varie forme: edifici rurali, case di abitazione, ville di lusso o strutture ricettive per i turisti.
Diego Lanzardo