Quando venne scritta la prima storia di Cherasco e chi la diede alle stampe? Nei primi anni del Seicento per la prima volta un erudito, il padre carmelitano Francesco Voersio, si impegna nella redazione di una storia cheraschese e lo fa soprattutto sulla base di documenti, quelli dell’archivio comunale, che ha avuto l’incarico di riordinare nel 1616.
A Francesco Voersio è dedicata una via del centro storico

San Giovanni della Croce, cofondatore dei Carmelitani Scalzi.
A lui è dedicata la via del centro storico che collega via Vittorio Emanuele con viale Regina Margherita. Di lui, a differenza di altri storici cheraschesi, come Giovanni Francesco e Giovanni Battista Adriani, non ci è pervenuto alcun ritratto. Ma chi è FrancescoVoersio? Nasce a Cherasco nel 1562, figlio di Bartolomeo e di Maria Salmatoris (sorella di Giovanni Francesco e Giovanni Secondo, facoltosi cheraschesi), e molto presto perde entrambe i genitori. Francesco fa il suo ingresso nel convento del Carmine nel 1576 e la professione solenne nel 1578.
Entra quindi come novizio nell’ordine dei Carmelitani Scalzi, che in quegli anni dispongono di un convento in Cherasco – in un edificio che sappiamo era posto a ridosso delle mura, vicino alla Porta di Narzole e confinante con la proprietà dei Lunelli di Cortemiglia – ma la comunità religiosa di lì a qualche anno si trasferirà nel nuovo convento del Carmine, costruito nell’isolato delimitato dalle attuali vie Roma, Monfalcone, Giardinieri e Della Mantica (nel complesso successivamente noto come “il quartiere”, per la sua trasformazione in caserma dopo le soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi).

Il campanile di quella che fu la chiesa del Convento del Carmelitani, poi noto come “il Quartiere” (er Quartè)
Una rapida e prestigiosa carriera nei Carmelitani
Durante i suoi studi a Genova è allievo del padre Enrico Silvio, un religioso di origini astigiane il quale ricoprirà le massime cariche all’interno della congregazione e che avrà grande stima del Voersio, affidandogli prestigiosi incarichi. Francesco Voersio nel 1588, a 26 anni, è a Pavia in qualità di maestro dei novizi e poco dopo si trasferisce a Roma chiamato a svolgere le funzioni di segretario personale da padre Silvio, diventato intanto superiore generale dell’ordine carmelitano. L’amico e maestro nominerà il cheraschese anche superiore provinciale di Boemia.

Raffigurazione di un frate carmelitano scalzo con mantello.
L’incarico di segretario del Padre generale offre al Voersio la possibilità di ampliare enormemente i propri orizzonti culturali e di conoscenza. Per nove anni viaggia al fianco di padre Silvio attraverso Toscana, Sicilia, Piemonte, Francia, Fiandre, Germania, Polonia e Spagna per giungere infine a Roma, dove nel 1608 padre Francesco verrà nominato procuratore generale dell’ordine. Nel corso di questo grand tour europeo, vive esperienze singolari, ha occasione di incontrare un gran numero di persone e acquisisce un bagaglio di conoscenze che rappresenteranno la “lente di ingrandimento” con cui nell’Historia compendiosa leggerà gli eventi cheraschesi collocandoli in un più ampio scenario costituito dalle vicende della storia del ducato sabaudo e degli altri stati europei.
Autore della prima storia di Cherasco
Alla morte di padre Enrico Silvio, nel 1612, chiede di essere esonerato dai gravosi incarichi, rinunciando anche alla concreta prospettiva di essere eletto alla guida dell’Ordine carmelitano. Nel 1616, dunque, padre Voersio torna nella sua Cherasco, dove due anni più tardi dà alle stampe la sua Historia compendiosa di Cherasco posto in Piemonte. L’opera venne pubblicata a Mondovì presso il tipografo Giovanni Gislandi e dedicata al dedicata al “Serenissimo Principe Mauritio Cardinale di Savoia”.
Il Voersio ricostruisce la storia di Cherasco, illustrando le vicende del territorio prima della fondazione, e poi proseguendo fino ai suoi giorni, descrivendo, ad esempio, in presa diretta, la nascita dell’attuale palazzo Salmatoris, che sarà sede della pace del 1631 e dell’armistizio napoleonico. Scrive il Voersio che Giovanni Francesco e Giovanni Secondo Salmatori stanno ricostruendo la casa che era stata dei signori di Manzano “abbellendola & ornandola alla moderna, mentre ch’io scrivevo questo (…) con spesa assai grande, la quale è delle più belle e più comode case di Cherasco”.
Sopravvisse e raccontò la peste del 1631
Il Voersio, alla soglia dei settant’anni, durante l’epidemia di peste del 1630 è testimone dell’arrivo a Cherasco della corte ducale e dei plenipotenziari dei maggiori stati europei, i quali avrebbero poi firmato la pace che poneva fine alla guerra di successione ai ducati del Monferrato e di Mantova. Gli eventi di quei mesi convulsi vengono da lui raccontati nel Diario del contagio del Piemonte nelle anni 1630 e 1631 e del congresso allora tenuto a Cherasco per la pace generale d’Europa.
Il Voersio muore nel 1634 nel convento di Dogliani dove si trova ospite.
Diego Lanzardo