
Nel Medioevo, ma anche nei secoli successivi, il castello di Cherasco rimarrà sempre un edificio militare e non sarà mai trasformato, come avvenuto per molti manieri di Langa e Roero, in una dimora signorile.
Anche poco tempo dopo la sua costruzione, nel periodo visconteo, il grande edificio non doveva disporre di appartamenti particolarmente confortevoli. Questa caratteristica si deduce da un altro documento del 1377 – quando il castello era un edificio abbastanza recente e quindi presumibilmente in buono stato di conservazione – con cui il signore di Milano Galeazzo Visconti dispone che il Comune sostenga la spesa per l’affitto di una casa da destinare ad abitazione di un suo ufficiale, il capitano Giacomo de’ Tolomei, durante il suo soggiorno in Cherasco. Dunque il comandante militare visconteo preferiva non alloggiare nel castello.
I cheraschesi invitati a fornire forza lavoro

Nel 1381 l’autorità viscontea chiede al comune di fornire materiale per fortificare il castello, che o ha già necessità di interventi di manutenzione o non è ancora completo nella sua struttura. Alla fine dello stesso anno il capitano visconteo chiede al comune anche la fornitura di forza lavoro, una richiesta che, a giudicare dalla reazione del podestà, deve essere accolta in modo ostile dai cheraschesi, i quali evidentemente identificano il castello come una struttura signorile deputata al controllo su di loro, piuttosto che un’opera difensiva della comunità come tutte le altre sparse sul territorio, per la cui costruzione e manutenzione invece si rendono periodicamente disponibili. Il podestà si premura quindi di comunicare al consiglio che la richiesta del capitano non è originata da un ordine superiore, ma dalla sua libera iniziativa affinché gli uomini di Cherasco si rendano disponibili a fornire un aiuto nei lavori al castello.
Nel 1387 il castello segue le sorti di Cherasco con il passaggio dalla signoria viscontea a quella degli Orléans, dopo il matrimonio tra Valentina Visconti e Luigi duca di Turenna (e successivamente anche di Orléans), e in quanto simbolo tangibile del potere sul luogo, il 21 maggio di quell’anno, insieme agli altri documenti che sanciscono la dedizione al nuovo signore viene verbalizzata la «Traditio possessionis castri Claraschi» (trasferimento del possesso del castello di Cherasco), ottemperando così a quanto previsto dal contratto di matrimonio.
400 fiorini genovesi per consolidare le mura

Cherasco e la vicina Bra, pur appartenendo al comitato di Asti, sono immediatamente soggette al signore, a differenza di altre 28 località che sono invece incluse nel territorio soggetto alla città di Asti. Anche durante il governo orleanese, Cherasco, posta ai confini del territorio, con la sua consistente popolazione e il castello rimane un tassello importante delle strategie politico-militari degli Orléans. Il 4 novembre del 1392 Ludovico d’Orléans concede 400 fiorini genovesi per effettuare riparazioni alle mura e fortificare Cherasco, che non è in grado di sostenere la spesa. Poco più di un mese dopo, a fronte del pericolo rappresentato da milizie provenienti in Italia da oltralpe, il governatore di Asti ordina al castellano Ludovico de Balma, comandante del castello di San Pietro di Asti, di trasferirsi nei castelli di Bra e di Cherasco per preparare la difesa.
Un comandante e dieci soldati armati di spade, daghe e lance
Quanti sono, in periodo di pace, gli armati che solitamente presidiano il castrum? L’unico dato certo risale al 1411 quando il castellano di Cherasco Petrus de Bellovisu trasmette al governatore di Asti l’elenco degli armati in forza alla struttura perché eroghi le paghe mensili. Risultano presenti, oltre al castellano, dieci soldati armati di spade, daghe e lance, lo stesso numero a presidio in quel momento nella vicina Bra. Una parità di livello tra le due strutture difensive dimostrata anche dallo stipendio pagato a Petrus de Bellovisu, pari a 20 fiorini d’oro mensili, la medesima somma versata al castellano di Bra, mentre ai comandanti di presìdi militari di minore importanza, come quello di Castrum Novum ad Tanagrum, il salario si riduce a 15 fiorini. Ai semplici armigeri viene invece corrisposto un compenso mensile di 3 fiorini d’oro.
(Il castello di Cherasco – seconda parte)
Diego Lanzardo