Cherasco gli ha dedicato una via, compresa tra corso Luigi Einaudi e via Duccio Galimberti, ma il musicista Giovanni Ferrua è forse poco conosciuto dai suoi concittadini, anche se fu il protagonista della vita culturale locale tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi del Novecento.

Giovanni Ferrua rappresenta una delle figure centrali dell’intensa e vivace vita culturale cheraschese a cavallo dei due secoli, grazie anche ai tanti docenti-intellettuali che insegnavano nel locale ginnasio e a cittadini cheraschesi amanti delle varie arti. Attraverso una ricca opera di composizione, insegnamento e direzione, Ferrua ha saputo dialogare con le grandi correnti musicali europee del suo tempo.

Un talento precoce: da Cherasco all’Accademia di Bologna

Giovanni nasce a Cherasco il 31 maggio del 1843 da una famiglia di calzolai e viene battezzato nella chiesa di San Pietro. La sua straordinaria predisposizione per la musica si manifesta fin dall’infanzia. Giovanissimo, frequenta i corsi musicali della locale Società Filarmonica e a soli dodici anni è già in grado di sostituire l’organista ufficiale della chiesa di San Pietro. Nel 1863, decide di perfezionare la propria formazione iscrivendosi al prestigioso liceo musicale di Bologna, dove diventa allievo dei maestri Giuseppe Busi e Antonio Fabbri. Il suo percorso accademico culmina nel 1866, quando affronta due prove d’esame estremamente severe (la composizione di una “Fuga a cinque voci” e del brano sacro “Qui tollis”) e viene nominato all’unanimità “compositore onorario” della Reale Accademia Filarmonica di Bologna.

Il ritorno a Cherasco e la diffusione della grande musica

Nel 1872, forte della preparazione bolognese, Giovanni Ferrua viene acclamato maestro direttore della Società Filarmonica di Cherasco, carica che manterrà con dedizione assoluta per quasi cinquant’anni, fino alla morte nel 1919. Polistrumentista (violinista, pianista e organista) si dedica a un’intensa attività come insegnante di musica e compositore nel territorio. L’importanza della sua figura risiede anche nel suo ruolo pionieristico di divulgatore culturale. Fondatore della Società del quintetto in Cherasco, si fa promotore di una straordinaria opera di diffusione della musica mitteleuropea: è infatti tra i primissimi in Italia a far conoscere le opere di Johann Strauss junior (la cui composizione più nota è forse il valzer Sul bel danubio blu).

Programma del concerto diretto dal maestro Ferrua in memoria di Giuseppe Verdi (1901)

Il successo lirico, la musica sacra e l’”Adalgisa di Manzano”

L’estro di Ferrua spazia con disinvoltura dal sacro al profano. Egli compone cinque opere liriche accolte con grande successo al Teatro Alfieri di Torino, al Circolo degli Artisti a Venezia, all’Opéra Comique di Parigi e in altre parti d’Italia.

Accanto alla produzione teatrale, la sua musica sacra attraversa e testimonia l’evoluzione della liturgia cattolica ottocentesca. Ad esempio, in occasione della celebrazione del Settenario mariano del 1881 il Comune diede incarico al maestro Giovanni Ferrua di allestire un’orchestra, che fu composta da cinque violini, una viola, un contrabbasso, una tromba, un corno, quattro cantanti, fatti venire da Torino, mentre cheraschesi erano due violoncelli, un contrabbasso, un flauto, tre clarinetti, una tromba, un corno, tre tromboni, un bombardone, un timpano e dieci cantanti. Per l’occasione Ferrua scrisse brani sacri del tutto nuovi.

Della sua produzione sacra è giunta fino a noi una testimonianza viva: l’inno dedicato alla Madonna delle Grazie (la Madonnina), che viene ancora eseguito in occasione delle celebrazioni svolte nella chiesetta nei primi giorni di settembre (tra le sue strofe compare anche un’invocazione di protezione sulla città di Cherasco: Del mondo Regina/ le sorti tu reggi:/ Cherasco proteggi/ che ognor t’amerà).

Tuttavia, il simbolo musicale di Cherasco è rappresentato dall’opera “Adalgisa di Manzano” (realizzato nel 1876); si tratta di un dramma lirico in tre atti composto su libretto del professor Bartolomeo Rinaldi. La trama ricalca la falsariga di Romeo e Giulietta, raccontando l’amore impossibile tra Adalgisa di Manzano e Sinfredo di Monfalcone, ostacolato dalla lotta perpetua tra le loro due famiglie sullo sfondo della nascita di Cherasco come libero Comune nel 1243.

Il talento di Ferrua ottiene risonanza internazionale anche a Londra, dove riceve un premio vocale consegnatogli dal celebre compositore e cantante Francesco Paolo Tosti per un fascicolo di romanze.

Il figlio Ernesto si fece sacerdote e fu compagno di seminario e stretto amico del beato Giacomo Alberione, cheraschese d’adozione, e fondatore della Famiglia paolina.

Un’eredità che attraversa la storia

La lapide che ricorda il maestro Giovanni Ferrua sulla casa di viale Regina Margherita 

Giovanni Ferrua muore il 13 febbraio 1919 nella casa di viale Regina Margherita, due giorni dopo la scomparsa dell’amatissima moglie Anna Rinaldi. Lascia ai posteri un patrimonio musicale di notevole interesse storico-filologico, in parte raccolto dal figlio Carlo (1893-1965), anch’egli compositore e docente, e dalla nipote Anna Ferrua (1923-1984), rinomata cantante perfezionatasi con la soprano Gina Cigna.

Per approfondire la conoscenza di Giovanni Ferrua sono fondamentali gli studi pubblicati dal professor Igor Bergese e in particolare il suo volume Giovanni Ferrua e Gina Lagorio, una trama avvincente, che oltre ad approfondire la figura del musicista, offre uno spaccato del mondo culturale cheraschese tra Ottocento e Novecento.

Diego Lanzardo